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giovedì 27 gennaio 2011

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venerdì 26 novembre 2010

Gran Turismo 5 Recensione

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Se c'è una cosa che contraddistingue i videogiocatori dalle altre tipologie di persone, è senz'altro la capacità di saper aspettare. Nel corso della nostra vita, tutti, almeno una volta, ci siamo ritrovati nella condizione di dover attendere mesi o addirittura anni prima di poter mettere le mani su un prodotto tanto desiderato e questo ci ha formati, rafforzati e resi in parte immuni all'hype che ogni anno miete molte vittime tra i forum e i siti di tutto il mondo.

Il videogiocatore è calmo, compassato e capace di crogiolarsi nell'attesa, di assaporarne la versa essenza per trasformare in linfa vitale quello che per altri sarebbe solo un lungo tormento... ma a tutto c'è un limite, un limite che Polyphony ha ampiamente superato con Gran Turismo 5.

I continui ritardi che hanno caratterizzato il processo di sviluppo di quest'attesissimo racing game non hanno però rappresentato un problema solo per noi che attendevamo ansiosamente di toccarlo con mano, quasi a volerne confermare la reale esistenza, ma anche - e soprattutto, aggiungerei - per coloro che lo hanno realizzato.
Nell'industry videoludica, così come in molti altri settori, i ritardi si traducono sempre in una significativa crescita delle aspettative, e in questo senso GT5 ha forse stabilito un nuovo record, mettendo Polyphony con le spalle al muro e costringendola a un solo, semplice imperativo: realizzare il miglior titolo automobilistico della storia.

Un obiettivo ambizioso, questo è certo, ma quando si parla di "ricerca della perfezione" l'unica via per evitare un fallimento di proporzioni bibliche è quella di raggiungere l'eccellenza assoluta. L'obiettivo sarà stato raggiunto? Non vi resta che continuare a leggere per scoprirlo... sempre che non vi siate già fiondati alla fine dell'articolo per sbirciare il voto.

La prima cosa che salta agli occhi una volta inserito il gioco nella console è senza dubbio la lunga ed estenuante installazione che, pur essendo opzionale, è altamente consigliata, anche se ogni elemento di gioco alla sua prima "apparizione" necessiterà comunque di irritanti micro-installazioni di cui avremmo fatto volentieri a meno. Vi rimandiamo comunque all'apposito articolo che abbiamo preparato per voi.

Superata questa prima fase, che porterà via circa 50 minuti del vostro tempo, sarete finalmente pronti a partire e, come anticipatovi nei giorni che hanno preceduto la release del gioco, vi ritroverete di fronte alla straordinaria realizzazione tecnica che comprende quasi ogni elemento di gioco, e all'immensa selezione di contenuti messi a punto da Polyphony Digital.

Com'era lecito aspettarsi il piatto forte del prodotto è la GT Mode, che pur non brillando per accessibilità è senza dubbio il cuore pulsante del prodotto anche a fronte della sua divisione in due varianti: B-Spec, modalità manageriale di cui parleremo più avanti, e A-Spec, dove sarete voi a dover scendere in pista.
Ma cos'è cambiato rispetto al passato? A un primo impatto tutto vi sembrerà uguale a GT4 ma col passare delle ore vi accorgerete delle grandi potenzialità alla base dell'A-Spec; comincerete acquistando un'auto usata di scarsa qualità (e probabilmente anche parecchio brutta dal punto di vista estetico) sfruttando i pochi spiccioli a vostra disposizione, e partecipando alle numerose competizioni presenti avrete l'opportunità di acquistare nuove auto o di potenziare quelle già in vostro possesso, utilizzando i crediti guadagnati nelle gare. "Been there, done that" come direbbero gli Inglesi.

Nonostante si tratti di una formula ormai ben nota a tutti gli appassionati della serie e non solo, la GT Mode ha però sempre un grande fascino, enfatizzato in maniera particolare dal nuovo sistema di progressione; a differenza del passato, le gare completate non vi garantiranno infatti solo semplici profitti economici ma anche punti esperienza con cui potrete incrementare il vostro livello.
Questo vuol dire che l'accesso a particolari tipologie di gara non sarà più regolato dai fondi a vostra disposizione o dalle patenti in vostro possesso, ma anche dal vostro livello di piloti. Inizialmente avrete dunque l'opportunità di dedicarvi solo a poche, semplici gare, ma man mano che avanzerete nella modalità si sbloccheranno nuove e più redditizie competizioni pronte per essere dominate. Insomma, tralasciando il fatto che il sistema di progressione porta con sé alcune scelte inspiegabili, quali quella di negare il sistema di danni fino al 20° livello, la modalità risulta tanto avvincente quanto quella dei precedenti capitoli del franchise.

Completando specifici eventi verrete inoltre ricompensati con alcune auto in regalo e, cosa ancor più importante, con la possibilità di accedere a eventi speciali, molti dei quali arricchiranno ulteriormente la già notevole esperienza di base. Il primo fra tutti sarà ad esempio quello dedicato ai kart ma non mancheranno anche varianti ben più complesse e stimolanti quali la scuola NASCAR, presieduta dal celebre con Jeff Gordon, e le sfide sul Top Gear Test Track, celebre circuito ricavato da una pista di atterraggio di un aeroporto britannico.

Com'è facile intuire le attività non solo denotano grande varietà, ma sono anche legate l'una all'altra in maniera davvero convincente, una caratteristica questa che risulta determinante per limitare al minimo il senso di monotonia che potrebbe derivare da un così alto numero di competizioni.
Dopo una serie di semplici gare con macchine "convenzionali", se così vogliamo dire, potrete ad esempio lanciarvi in un rally o magari in una gara NASCAR a Daytona, e se anche queste dovessero iniziare a stancarvi, potrete staccare la spina per qualche ora dedicandovi a tipologie di gara più insolite come ad esempio i kart (si capisce che è proprio quest'ultima variante a piacermi in modo particolare?). In poche parole sarà alquanto difficile che un appassionato della categoria possa annoiarsi.

Ma c'è di più. La possibilità di affinare le vostre capacità attraverso sei patenti, ognuna delle quali approfondirà specifici aspetti dell'esperienza di guida, stimolerà inoltre il vostro interesse in maniera tutt'altro che marginale, e lo stesso dicesi per l'intrigante processo di raccolta e investimento del denaro, che molto probabilmente vi terrà occupati per un tempo pari, se non maggiore, a quello che dedicherete alle gare vere e proprie.

Eh sì, perché proprio come i suoi celebri predecessori, anche GT5 ha dalla sua un così alto numero di opzioni "secondarie" da lasciare a bocca aperta anche i videogiocatori più esigenti; potrete lavare le vostre auto per farle rilucere sotto il sole degli splendidi circuiti proposti, cambiare l'olio o addirittura far loro una revisione con cui riportare i motori alle loro condizioni originali – un'azione, questa, consigliata soprattutto nel caso in cui si acquisti un auto con un chilometraggio molto alto.
E ciò senza contare le infinite possibilità che risiedono nella sezione "Negozio di Elaborazioni", luogo in cui potrete intervenire su ogni più piccolo aspetto del vostro parco macchine. I componenti aggiuntivi per migliorare le prestazione dei propri veicoli sono infatti ancora una volta tantissimi, e vanno dalla carrozzeria e il telaio al motore, passando per il cambio e la trasmissione, fino ad arrivare ai sistemi di aspirazione e alle sospensioni. In poche parole, considerando le 1031 auto presenti, rischierete di trascorrere più tempo in questo negozio virtuale che in pista.

A rendere l'esperienza ancor più ricca e completa vi è inoltre la B-Spec, che pur condividendo con l'A-Spec crediti e automobili, vi permetterà di osservare l'universo automobilistico creato da Polyphony da una prospettiva completamente diversa: quella dell'allenatore o, per meglio dire, del capo scuderia.

Accedendo a questa parte della GT Mode non sarete infatti chiamati a salire a bordo delle vostre auto, bensì a "prestarle" ai piloti che voi stessi creerete, per poi gestire la loro carriera sotto diversi punti di vista.
Da un punto di vista puramente strutturale lo svolgimento della B-Spec ricalca quello dell'A-Spec, proponendo una grande quantità di eventi che, anche in questo caso, saranno accessibili dopo che il vostro pilota avrà raggiunto uno specifico livello di esperienza.

Una volta selezionato l'evento alla portata del vostro uomo, sarà poi la volta di prenderlo per mano per condurlo, chissà, a un successo maggiore del vostro. Durante lo svolgimento di ogni gara avrete infatti la possibilità di gestire il comportamento del vostro pilota sotto diversi aspetti, sfruttando il buon numero di opzioni a vostra disposizione: potrete suggerirgli di aumentare l'andatura, di ridurla, di mantenerla o di effettuare un sorpasso, ma sappiate che tutto avrà delle conseguenze... non sempre prevedibili o gradite.

Ogni "ordine" produrrà infatti un effetto più o meno positivo sul vostro pilota: ordinandogli ad esempio di aumentare l'andatura, il suo margine di errore crescerà insieme alla sua velocità, così come suggerendogli di ridurla, le possibilità che commetta un errore scenderanno notevolmente.

La chiave del successo sarà quindi quella di fornire al pilota delle vetture di buon livello (che, almeno all'inizio, possano sopperire alle sue scarse capacità che però cresceranno dopo ogni aumento di livello) e di tenere sempre d'occhio gli indicatori su schermo, suddivisi tra Forza Fisica, Forza Mentale e Condizione Psicologica Attuale, che potrà essere di calma o di aggressività in base alla posizione occupata in un determinato momento, variando poi in base alle vostre indicazioni o a specifici avvenimenti come una posizione persa.
Nel corso delle gare, giusto per fare un altro esempio, sarà dunque consigliabile ordinare al proprio pilota di ridurre la velocità ogni qualvolta si troverà a dominare una gara in modo che possa ripristinare le sue condizioni ed essere pronto a recuperare un'eventuale posizione persa.

Insomma, come avrete senz'altro intuito ottenere ottimi risultati richiederà calma e dedizione, ma sappiate che le soddisfazioni saranno assolutamente garantite.

Scavando in profondità, Gran Turismo 5 non mette però in luce solo le sue indiscutibili qualità e potenzialità, ma anche i suoi evidenti limiti, che partono proprio dal parco macchine. Come tutti già saprete, il titolo propone ben 1031 veicoli diversi, ma nonostante la cifra sia impressionante è necessario sottolineare come la suddivisione tra auto Premium e Standard, porti a un dislivello qualitativo dei mezzi tutt'altro che marginale.

Oltre a uno stacco qualitativo dal punto di vista estetico, legato anche alla mancanza di una visuale dall'abitacolo per le vetture Standard, le premium si dimostrano molto più curate anche sotto il profilo del modello di guida; le differenze tra i modelli di guida delle varie auto si percepiscono infatti in maniera davvero significativa solo quando ci si alterna al voltante di automobili Premium, poiché le altre, al contrario, possono essere gestite senza particolari problemi anche mantenendo inalterato il proprio stile di guida.

In poche parole, è molto probabile che dopo le primissime ore di gioco decidiate di ignorare completamente le circa 800 auto Standard, concentrandovi solo su quelle Premium, le uniche capaci di garantire un'esperienza di guida davvero completa sotto tutti i punti di vista.

Il realismo dell'esperienza è inoltre impoverito da un sistema di collisioni davvero poco convincente. Indipendentemente dalla velocità della vostra auto al momento di un impatto, noterete infatti sempre il solito, leggero "effetto rimbalzo", incapace di trasmettere, con la giusta credibilità, l'effettiva gravità degli impatti e quelle che dovrebbero essere le loro reali conseguenze.

A rendere le cose ancor peggiori vi è poi il sistema di danni, che oltre a essere limitato a coloro che raggiungeranno il 20° livello nella GT Mode, risulta di molto inferiore alle aspettative dal punto di vista della qualità. I danni sono infatti per lo più cosmetici e dunque fondamentalmente ininfluenti ai fini delle prestazioni delle vetture. Male che vada vedrete infatti staccarsi un paraurti, e questo vuol dire che anche dopo uno scontro a 200km/h la vostra auto sarà in grado di tornare in pista senza particolari problemi.
Un altro aspetto in parte discutibile è l'intelligenza artificiale dei piloti gestiti dalla CPU, non così sviluppata da rappresentare un vero e proprio problema per i piloti videoludici più stagionati. Nelle prime ore di gioco vi ritroverete infatti di fronte ad avversari estremamente passivi, incapaci di adattarsi in alcun modo al vostro stile di guida ma anche con il passare del tempo, quando le gare si faranno un po' più complesse, potreste faticare nel trovare un pilota alla vostra altezza.

Al di là della capacità di riconoscere la nostra macchina come uno strumento utile per incrementare la propria velocità grazie all'effetto scia e di una precisione quasi chirurgica nel seguire sempre le migliori traiettorie (vedere un pilota fuori pista per suoi demeriti sarà una cosa più unica che rara), l'IA evidenzia poco dinamismo che che a sua volta si traduce in una sostanziale mancanza di aggressività.

In molte occasioni avrete la chiara percezione di essere considerati dagli altri piloti come dei semplici ostacoli mobili, messi lì solo per essere superati, e a sostegno di questa tesi vi è il fatto che ogni qualvolta ci si accinge ad eseguire un sorpasso, il pilota avversario non si adopera in alcun modo per ridurre il margine di spazio a nostra disposizione.
In poche parole l'IA non rappresenterà mai un ostacolo per i giocatori più esperti, poiché il vostro unico nemico sarà la vostra personale capacità di conservare la concentrazione, una caratteristica che, complice la mancanza di una qualsiasi opzione di rewind in stile GRID o Forza Mortorsport, si rivelerà fondamentale per completare con successo le gare più lunghe.

Sebbene alla luce della poco convincente IA fosse auspicabile il contrario, uno dei più grandi difetti di GT5 è poi il multiplayer online, realizzato in maniera davvero approssimativa e quindi non all'altezza di una produzione di questo calibro.

A differenza di qualsiasi altro racing lanciato negli ultimi anni, il titolo Polyphony non dispone infatti di alcun sistema di matchmaking ma, incredibilmente, presenta un ormai arcaico sistema di stanze aperte a un massimo di 16 giocatori.

Al di là di una struttura palesemente sorpassata, il multiplayer presenta però altri problemi difficili da ignorare e che oscurano anche quello che sembra essere un ottimo net-code; connettersi a una stanza potrebbe non essere sempre semplice e lo stesso dicesi per "conquistare" l'accesso al circuito di gara. Tutto mostra infatti una grande lentezza, che in alcuni casi si traduce addirittura nell'impossibilità di eseguire le azioni più semplici, come ad esempio scegliere l'auto da utilizzare.

Come se non bastasse, allo stato le problematiche del multiplayer si ripercuotono anche sul singleplayer. Le difficoltà di connessione ai server, dovute a un traffico evidentemente superiore rispetto a quello previsto da Sony e Polyphony, causano vistosi tempi di attesa in ogni area del prodotto che, in molti casi, vi porteranno a pensare che la console si sia bloccata del tutto. Se dovesse capitarvi di sperimentare tali difficoltà, l'unico modo per rifugiarvi nel singleplayer senza soffrirne sarà purtroppo quello di disabilitare la connessione (o, più semplicemente, di staccare il cavo di rete).
La presenza dell'immancabile multiplayer locale per due giocatori non è purtroppo sufficiente per sopperire alla scarsa realizzazione dell'online. Da un prodotto come GT5 era lecito aspettarsi una realizzazione pari, se non superiore, a quella dei migliori racing in circolazione, ma in questo senso Polyphony sembra essere rimasta indietro di qualche anno. Un vero peccato.

La compagnia nipponica ha comunque promesso che la situazione migliorerà a breve, almeno sotto il profilo delle prestazioni del servizio, perciò ci riserviamo la facoltà di tornare sul comparto multiplayer in un secondo momento, valutando quelli che speriamo possano essere i miglioramenti apportati.
A risollevare, almeno in parte, le sorti del prodotto vi sono infine altre tre modalità che vanno ad aggiungersi alla GT Mode: la Modalità Arcade, che permette di dedicarsi a gare singole, prove a tempo, prove derapata e, come detto, multiplayer locale; la GT-TV, un vero e proprio archivio online di video dedicato al mondo delle quattro ruote; infine, il graditissimo Editor Tracciati (del quale potete trovare una dettagliata analisi nel nostro Digital Foundry dedicato) che vi permetterà di creare, e poi condividere online, i vostri personalissimi percorsi di gara scegliendo non solo il loro tema estetico ma intervenendo anche sulla loro composizione, alterando ad esempio l'ampiezza, l'angolo delle curve e il numero dei settori del tracciato.

Insomma, siamo o non siamo di fronte al miglior racing della storia? Come avrete senz'altro capito, la risposta è tutt'altro che scontata: sotto il profilo dei contenuti, Gran Turismo 5 è senza dubbio la simulazione automobilistica più ricca e completa tra quelle attualmente disponibili sul mercato, ma se si analizza il modello di guida, il sistema di collisioni e la struttura del multiplayer non si può non provare una certa delusione.

La filosofia tradizionalista che ha sempre contraddistinto il lavoro di Polyphony Digital è infatti croce e delizia di GT5; da un lato non si possono non apprezzare le inconfondibili qualità che da sempre caratterizzano il franchise, ma da un'altra prospettiva è impossibile non rendersi conto di come questo abbia limitato quella che sarebbe dovuta essere la sua naturale evoluzione.
GT5 è un prodotto pesantemente ancorato a canoni ormai in parte sorpassati e sebbene molte delle sue storiche qualità riescano a risultare ancora tali anche a distanza di oltre 10 anni dal debutto della serie, sembra che sotto certi aspetti il gioco non sia propriamente al passo con i tempi e che sia stato dedicato troppo tempo a feature in parte secondarie ai fini della qualità complessiva dell'esperienza.

Prendiamo ad esempio il numero di vetture. Sono presenti oltre 1000 auto ma solo il 20% di esse gode di una realizzazione di primissimo piano; alla luce di questo non era forse meglio proporne la metà o addirittura anche un terzo, assicurandosi però che tutte godessero del medesimo trattamento?

E ancora. Il titolo supporta il 3D, e questa è senz'altro un'ottima cosa, ma vista la diffusione ancora ridotta di tale tecnologia, non era forse meglio dedicare tempo e risorse a... che so, un multiplayer che risultasse meno obsoleto dal punto di vista strutturale?

Considerati gli anni richiesti da Polyphony per completare il progetto, poteva e soprattutto doveva essere fatto qualcosa in più, poiché allo stato attuale, pur essendo un ottimo racing, GT5 non è di certo l'apripista di una nuova era per le simulazioni automobilistiche.
Sebbene sia difficile nascondere una certa amarezza, legata per lo più ad altissime aspettative nate a causa di un così lungo periodo di "gestazione", Gran Turismo 5 si dimostra comunque uno dei migliori titoli automobilistici in circolazione, e senza dubbio un vero "must have" su PS3. Chiunque abbia apprezzato i precedenti capitoli della serie, o fosse semplicemente in cerca di un prodotto ricco, longevo e avvincente, si troverà dunque fra le mani tutto ciò che ha sempre desiderato, ma nel caso in cui speriate di mettere le mani su un racing in grado di darvi quel "qualcosa in più" che ancora vi mancava, rimarrete forse un po' delusi, così com'è accaduto al sottoscritto.

VOTO
8/10

FONTE:
Eurogamer
Recensione di:
Davide Persiani

giovedì 25 novembre 2010

Gran Turismo 5 la mia avventura personale

Ed eccolo finalmente, il re delle corse è tornato.
Esattamente questo è quello che ho pensato appena ho visto l'intro di GT5, un video davvero splendido dove è spettacolare sia la ricerca della poesia nel processo produttivo della costruzione di un'auto, sia il "rock" che viene fuori nella seconda parte del video dove queste piccole "poesie" si sfidano in pista...bello.Le sensazioni appena preso il pad sono le stesse identiche provate nel lontano 1998 quando appena uscito da scuola sono corso a comprare la mia copia di GT1 (69,000 lire :D) e mentre guardavo stupito e assuefatto la copertina i minuti in pullman non passavano mai. Un'infinità sembrava il tempo trascorso dal negozio alla mia prima gara arcade: High Speed Ring e Toyota Supra '98 e ieri correndo sempre sull'High Speed Ring ma con una Mercedes SLS AMG per un attimo mi è sembrato che il tempo si fermasse, le stesse emozioni, lo stesso stupore, il tempo si è davvero fermato per 3 minuti circa ieri sera.....
Il re delle corse è tornato,12 anni dopo la prima volta è come se il tempo nel mio garage virtuale non fosse passato mai.

Assassin's Creed Brotherhood:Voti e commento

Voti:

Grafica e tecnica:8,5
Giocabilità:9
Longevità:8,5
Colonna Sonora Effetti e Doppiaggio: 8,5

VOTO GLOBALE:9


COMMENTO:

Assassin’s Creed: Brotherhood, come era lecito aspettarsi, non è assolutamente una rivoluzione nella serie, quanto più un ulteriore consolidarsi di meccaniche collaudate, che vedono in quest’ulteriore incarnazione qualche approfondimento di spessore.
Interessanti approfondimenti riguardano la figura di Ezio Auditore e le vicende che lo porteranno ad avere un ruolo di spicco nella confraternita degli Assassini: grazie ad un plot meglio congegnato e ad una sceneggiatura brillante, Brotherhood abbandona il senso di incompletezza che aleggiava alla fine del secondo capitolo.
Tali aspetti, unitamente al rinnovato dinamismo degli scontri, configurano una campagna single player di primo livello, duratura e complessa, ricchissima di variabili. Marginale è invece la presenza del multiplayer, di secondo piano nell'economia di gioco.
Infine, si registra un comparto tecnico capace di dare il solito valore aggiunto alla produzione, che rimane dunque in linea con gli elevati standard ai quali la saga ci ha abituati, divenendo l’ennesimo must buy, soprattutto per gli appassionati. Anche se è svanito "l'effetto novità" dei primi due episodi, e Brotherhood fa poco per inserirsi nella "continuity" della serie (rinunciando alla figura chiave di Desmond), il titolo è quindi consigliato a tutti i videoplayer, fan o meno della produzione Ubisoft.

Fonte:
Everyeye

Assassin's Creed: Brotherhood Recensione

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È passato appena un anno e siamo di nuovo qui a parlare di Assassin's Creed. Ingolosita dalla possibilità di incassare soldi a palate, Ubisoft ha infatti pensato di spremere al massimo le affascinanti atmosfere dell'Italia rinascimentale e la popolarità di Ezio Auditore, protagonista di Assassin's Creed 2.

Ecco quindi che veniamo chiamati ancora una volta a vestire i panni di Desmond e ad aiutare gli Assassini nella loro eterna lotta contro i templari, in un'intensa trama fatta di sotterfugi, strumenti tecnologici e favolosi Frutti dell'Eden.

La storia di Brotherhood inizia esattamente là dove si era interrotta quella di Assassin's Creed 2, con Desmond e i suoi compagni impegnati a fuggire dai Templari e a trovare un luogo sicuro dove continuare la ricerca del Frutto dell'Eden.

Dopo una breve sessione portata avanti nei panni di Ezio Auditore, che ci mostra la caduta degli Assassini e la distruzione di Monteriggioni, la narrazione torna ai giorni nostri mostrandoci il nuovo quartier generale della setta e spingendoci ad affrontare una rapida sequenza acrobatica con Desmond.


Il sistema di combattimento viene semplificato dalle esecuzioni in sequenza.

Tecnicamente parlando la versione PS3 è inferiore alla controparte per Xbox 360, con un frame rate instabile.
Superata questa prima fase di gioco non eccessivamente ispirata, Brotherhood esplode letteralmente, rivelandosi come una versione raffinata all'inverosimile di Assassin's Creed 2.

Com'è ormai noto, l'azione si svolge quasi interamente a Roma, città ricreata con la stessa cura che era già stata riservata a Firenze, Venezia e Forlì. A differenza di queste tre città, tuttavia, Roma è davvero enorme (circa tre volte più grande della Firenze di AC2), e viene mostrata gradualmente grazie a un gameplay ormai collaudato e bilanciato alla perfezione.

I tempi monotoni e insoddisfacenti del primo capitolo sono ormai uno sbiadito ricordo, tanto che ormai basta aprire la mappa della città per rimanere sopraffatti dalla quantità di icone e di punti di interesse da tenere sotto controllo.

Il gameplay di Brotherhood, inutile girarci intorno, è lo stesso di Assassin's Creed 2, ma è reso ancor più vario e coinvolgente da una serie di novità estremamente gradite. La prima, e più importante, è quella delle condizioni di completamento delle missioni.

Ogni evento del gioco, infatti, può essere affrontato in mille modi diversi, ma solo un comportamento ben preciso garantisce la sincronizzazione al 100% (fondamentale se si vuole ottenere il bonus finale per la sincronia perfetta coi ricordi di Ezio).

Ecco, quindi, che anche la più semplice delle missioni si trasforma in una vera sfida se si desidera ottenere il massimo della immedesimazione con Ezio. In alcune occasioni viene richiesto di non farsi individuare, in altre di non eliminare nessuno. Le tipologie di limitazioni inserite dai programmatori sono piuttosto varie, e cercano di ostacolare la libertà di movimento e di azione del giocatore in modo mirato.

Nella maggior parte dei casi la sincronizzazione totale viene da sé, ma alcuni ricordi devono essere giocati più e più volte per ottenere il risultato desiderato. Fortunatamente ogni sessione può essere rigiocata singolarmente, permettendo così di andare avanti con la storia principale per poi rimediare alle prestazioni meno soddisfacenti a gioco finito.

Il trailer di lancio di AC: Brotherhood.
La scoperta della città di Roma, questa volta, è accompagnata dalla sua liberazione dal giogo dei Borgia. Sparse per la città, infatti, ci sono diverse torri di guardia dove i tiranni di Roma tengono le proprie guarnigioni di soldati. Per liberare le aree dall'influenza della caserma di turno, è necessario prima di tutto eliminare il generale al comando e successivamente dar fuoco alla torre di guardia.

Ogni volta che questa operazione viene portata a termine, la parte della città finalmente libera può essere riportata agli antichi fasti, aprendo le botteghe da tempo abbandonate e restaurando i monumenti più importanti. Per ogni edificio tirato a lucido, le entrate della gilda degli Assassini aumentano di conseguenza, permettendo di prelevare somme di denaro sempre più ingenti nelle numerose banche sparse per la città (non si deve più andare a Monteriggioni a prelevare il contante, dunque, ndR).
Attraverso questo intrigante sistema di esplorazione si imparano a conoscere le vie di Roma (ora percorribili anche a cavallo, con tutte le difficoltà del caso quando si percorrono gli stretti vicoli dell'Isola Tiberina, giusto per fare un esempio), portando avanti la difficile battaglia contro gli oppressori.

Oltre alla crescita della città, nel corso del gioco si assiste ovviamente anche alla maturazione di Ezio, che dopo essere passato attraverso la nota "sindrome di Samus" (perdendo tutte le armi e le abilità che aveva guadagnato con tanta fatica in Assassin's Creed 2) recupera gradualmente i vecchi gadget, con l'aggiunta di qualche interessante novità.

La più utile in assoluto è sicuramente la balestra, che una volta acquistata permette di effettuare uccisioni rapide e silenziose da una distanza considerevole. A questo simpatico strumento di morte si va ad affiancare il paracadute inventato da Leonardo (che si ottiene solo dopo aver completato tutte le quest associate alle sue macchine da guerra), che permette di planare dolcemente da qualsiasi altezza.


Eliminando il proprio bersaglio senza farsi notare, nel multiplayer, si ottiene un maggior numero di punti.

Stavolta Ezio non è l'unico a usare le armi da fuoco. Le guardie con l'archibugio sono davvero fastidiose.
Tornando alla varietà delle missioni, con Brotherhood i programmatori si sono davvero sbizzarriti, tanto che oltre ai compiti legati ai ricordi principali e a quelli per la ristrutturazione di Roma (fondamentali per ottenere nuove armi, armature e oggetti da acquistare nei negozi), è possibile immergersi in mille altri compiti più o meno impegnativi.

Ci sono i classici incarichi da assassino, a cui si affiancano quelli affidati ad Ezio dai capi delle varie fazioni in campo. Una volta sbloccate le cortigiane, i ladri e i mercenari, infatti, nelle loro sedi è possibile accettare incarichi di vario genere, che rappresentano un ottimo diversivo rispetto a quanto proposto dalla campagna principale (già di per sé ricca di spunti interessanti).

Ogni fazione, inoltre, offre una serie di sfide di abilità, di cui si può tenere costantemente traccia sulle lavagne all'interno delle sedi del caso. Ecco, quindi, che viene chiesto di rubare un certo numero di cavalli senza ucciderne il cavaliere, oppure di saltare su una trave direttamente dal proprio destriero.

Non vi basta ancora? Sappiate, allora, che è perfino possibile rivivere alcuni ricordi di un giovane Ezio, che mostrano il suo rapporto con la dolce Caterina attraverso una serie di brevi missioni ambientate a Firenze.

E visto che siamo appena usciti dai confini di Roma, sappiate che la città eterna non sarà l'unica ambientazione. In diverse occasioni, infatti, capita di dover affrontare missioni in altri lidi, anche se si tratta sempre di brevi escursioni legate a compiti particolari.

A completare la varietà offerta dal gioco, troviamo la possibilità di controllare le macchine da guerra inventate da Leonardo (in una serie di missioni storicamente assurde, ma davvero molto divertenti), oppure di esibirsi in spericolate corse acrobatiche attraverso le tombe di Romolo, a caccia del suo incredibile tesoro.

Questa massiccia infornata di missioni e obiettivi accompagna il giocatore per circa 15 ore di gioco, che diventano molte di più se si punta alla sincronizzazione perfetta e al ritrovamento dei numerosi collezionabili sparsi per il mondo di Brotherhood (glifi, piume, bandiere, forzieri e via dicendo).

Vediamo il multiplayer in questo video.
Pensate che alcuni oggetti nascosti possono essere trovati anche nella Monteriggioni del presente, completamente esplorabile vestendo i panni di Desmond. In qualsiasi momento del gioco, infatti, si può scegliere di lasciare l'Animus per tornare ai giorni nostri, in modo da approfondire il rapporto tra Desmond e i suoi compagni d'avventura. In queste fasi (mai troppo articolate, a dire il vero) si possono scoprire diversi dettagli relativi agli Assassini e ai Templari (anche leggendo le mail che il gruppo si scambia durante le lunghe giornate di ricerca) e, perché no, qualche indizio relativo all'inevitabile Assassin's Creed 3.

Per i maniaci delle sfide caratterizzate da un elevato livello di difficoltà, inoltre, è perfino possibile divertirsi con le missioni di addestramento virtuale, dove in perfetto stile Mirror's Edge (o Metal Gear, per chi ricorda le VR Mission) ci si può mettere alla prova con gare a tempo di corsa acrobatica, eliminazione furtiva degli obiettivi, combattimento e via dicendo.
La novità con cui Brotherhood è stato spinto maggiormente da Ubisoft, tuttavia, riguarda la gestione della confraternita, che nel corso della trama principale si andrà lentamente a ricreare attorno a Ezio. Dopo aver affrontato una parte della trama, infatti, diventa possibile reclutare nuovi adepti, che possono essere chiamati in causa in qualsiasi momento con la semplice pressione del tasto L2 (LT, su Xbox 360).

La gestione degli adepti, però, non si limita a questo, visto che attraverso una semplice modalità gestionale è possibile accettare contratti da diverse parti del mondo (Firenze, Costantinopoli, Mosca, Lisbona e via dicendo), da far portare a termine proprio alle nuove leve.

Per ogni missione completata (caratterizzata da livelli di difficoltà crescenti) si ottengono soldi per la setta e punti esperienza per l'assassino (o gli assassini) responsabile del successo. Grazie ai punti così accumulati, gli accoliti di Ezio salgono di livello, fino a raggiungere il grado di maestri e diventare, in tutto e per tutto, membri della setta (con tanto di cerimonia di iniziazione).

Altre informazioni su Assassin's Creed: Brotherhood
Console War: Console War: Assassin's Creed: Brotherhood
Xbox 360 e PS3 si sfidano nel Rinascimento.

Intervista: Jesper Kyd
Il suono dell’Assassino.

Hands On: Assassin's Creed: Brotherhood
Né due e mezzo, né tre…
Screenshots: Assassin's Creed: Brotherhood
Video: Assassin's Creed: Brotherhood - Smantellatore
Scopriamo il santuario nel Palazzo Laterano.
Pur non essendo particolarmente complessa o approfondita, questa parte gestionale è capace di ipnotizzare il giocatore, che non può fare a meno di visitare costantemente le colombaie e le sedi della gilda sparse per la città, in modo da tenere sotto controllo i progressi dei propri uomini.

La cosa interessante è che, mandando gli assassini in giro per il mondo, non è possibile chiamarli al proprio fianco durante le missioni, quindi è sempre necessario tenere almeno uno o due uomini a Roma, per ogni evenienza, dato che possono essere usati anche per sbrogliare situazioni intricate della nostra campagna.

C'è altro da dire? Ah! Il multiplayer. Per la prima volta nella serie di Assassin's Creed, in Brotherhood è stata inserita una modalità per più giocatori che, a dire il vero, non ci ha proprio convinto. Durante gran parte delle partite da noi effettuate abbiamo riscontrato diversi fenomeni di lag (va però detto che il gioco non è ancora uscito, e che un problema di questo tipo potrebbe essere ottimizzato nelle prossime ore), ma il vero guaio è che il gameplay alla base del multiplayer non è stato in grado di coinvolgerci e divertirci.

Le modalità presenti sono diverse ma ruotano tutte attorno alle medesime dinamiche. In sostanza, ogni giocatore veste i panni di un assassino (rappresentato da uno dei tanti modelli poligonali realizzati per l'occasione), e una volta caricata la mappa di turno (ripresa da uno dei tanti frammenti delle città descritte tra Assassin's Creed 2 e Brotherhood) non deve fare altro che eliminare i bersagli che gli vengono ciclicamente segnalati sotto forma di contratti. A seconda della modalità selezionata (Ricercato, Caccia all'uomo, Alleanza e via dicendo), si può lavorare da soli, in squadre di quattro elementi o in gruppi da due.

La cosa interessante è che ogni utente è al tempo stesso preda e cacciatore, dettaglio che costringe a mantenere sempre un basso profilo per non farsi notare sia dal proprio bersaglio che dai nostri inseguitori di turno. L'idea in sé, sulla carta, è piuttosto intrigante, ma alla resa dei conti l'esperienza lo è di meno. A volte, per esempio, capita di essere uccisi dall'inseguitore proprio mentre si sta completando l'animazione (casuale) con cui si sarebbe eliminato il proprio bersaglio di turno, rosicando non poco.

Prendere l'Oro nelle missioni VR è una sfida molto impegnativa.
Le abilità che permettono di nascondersi tra la folla, inoltre, spesso si rivelano inutili per seminare i propri carnefici, tanto che in più di un'occasione ci si sente impotenti di fronte alla mannaia nemica. Il problema principale del multiplayer di Brotherhood, quindi, è quello del bilanciamento, che unito allo scarso ritmo di ogni singola partita, rende la modalità un semplice extra che verrà probabilmente migliorato e rifinito nei prossimi episodi della serie.

Nonostante questo, comunque, Brotherhood è un gran gioco, un'avventura intensa (il finale è una bomba, ed è riuscito a farmi cambiare idea riguardo all'inevitabile Assassin's Creed ambientato ai giorni nostri, a cui si arriverà prima o poi) e un'esperienza longeva, coinvolgente e gratificante.

Ubisoft ha saputo imparare dai propri errori, confezionando un gioiello adatto a ogni genere di giocatore.
VOTO:
9/10

recensione di:
Filippo Facchetti
fonte:
eurogamer.it

mercoledì 24 novembre 2010

Eccolo finalmente...GT5

Dopo aver aspettato tanto eccolo qui......
Cinque lunghi anni ho aspettato di vedere il seguito del mio gioco di guida preferito....
Oggi 24 novembre 2010 per me è "natale" :D
Da Casella personale

Da Casella personale